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Il Piccolo del 17.09.19 La favola di Paolo Fresu

La favola di Paolo Fresu 
diventa un libro per bambini 
 
Elisa Russo 
«Girò il mondo in lungo e in largo/ Suonando per i bambini di tutti i colori/ che lo ripagavano con grandi sorrisi e danze»: è questa «La storia del sogno del piccolo Paulu che ha cambiato il mondo con le note» (Vita Activa Ed, pagg 32, 20 euro) scritto da Paolo Fresu e illustrato da Agnieszka Zawisza. Il libro (adatto ai bambini tra i 3 e gli 8 anni) verrà presentato domani alle 17.30 alla Libreria Minerva di Via San Nicolò 20. Interverranno Gabriella Musetti, direttrice editoriale di Vita Activa e Alexandra Zambà della collana per ragazzi e ragazze "Isole". «La Casa editrice Vita Activa dell'Aps Casa Internazionale delle Donne di Trieste - spiegano le responsabili - nasce dal desiderio di alcune donne, con competenze e tempo a disposizione, di mettersi in gioco per dare vita a un'impresa culturale innovativa: fare libri di qualità in tempo di crisi, partendo da zero. È un atto di coraggio, di azzardo, di lungimiranza, solo il tempo futuro potrà dare una risposta».Il celebre trombettista jazz, che conta oltre 400 dischi (almeno 90 a suo nome e come co-leader) e più di tremila concerti in tutti i continenti, qui racconta la sua vita di bambino nel piccolo paese di Berchidda, in Sardegna, e la scoperta della musica. Un'infanzia spensierata in campagna o in gita al mare, tra cani, gatti, galli, galline, oche e maialini, la cura dell'orto e un'altalena sotto una grande quercia. E poi la folgorazione: il piccolo Fresu sente la Banda Musicale che passa strombazzante per le strade e rimane estasiato, così il papà gli regala un'armonica, e lui non smette di soffiarci dentro, con tale foga che ben presto la suonerà alla festa di Carnevale, facendo ballare tutti. Poi arriva la tromba dei suoi sogni: lo fa sentire felice come quando scorrazzava tra i suoi animali, la vigna e l'orto: «Era talmente felice che la sua amica tromba gli sembrava talmente grande e bella che avrebbe potuto dormirci dentro». Come in una fiaba, il sogno del piccolo Paulu si realizza e, partendo dal paesino sardo che gli resta sempre nel cuore, gira il mondo con le note, suonando per i bambini di tutti i paesi e di tutti i colori. Un libro allegro, istruttivo e colorato, riccamente illustrato in ogni pagina da Agnieszka Zawisza, fatto per essere raccontato ai più piccoli e letto dai più grandi: perché imparino, divertendosi, che i sogni si possono realizzare. «Paulu pensava di vivere dentro un sogno. E così fu. Oggi sa che la sua tromba è diventata la voce per raccontare questa bella storia». 
 

Una recensione di Elizabeth Gaskell di Lady Ludlow su Leggere Donna

Lady Ludlow è considerato uno degli scritti minori da Elizabeth Gaskell, ma ciononostante fin dalle prime pagine colpisce favorevolmente gli amanti del romanzo inglese per lo stile piano e scorrevole, la garbata ironia e la dovizia di particolari che arricchiscono le descrizioni di un ambiente e di un’epoca lontani ma familiari ai lettori di Austen, Dickens, Brontë.

La Gaskell non ha certo la potenza espressiva degli autori che ho appena citato, ma è comunque una scrittrice interessante, meno nota in Italia, ma meritevole di una migliore conoscenza. Anche la sua vita, ricca di avvenimenti, viaggi e incontri ri- chiede più di un cenno di spiegazione.

Nata a Londra nel 1810, figlia di un pastore del culto unitario, perse la madre quando era molto piccola e fu allevata dagli zii. I numerosi precoci lutti familiari, d’altronde purtroppo molto comuni all’epoca, furono però compensati da un matrimonio felice, con uomo anche lui appartenente al clero ma aperto e tollerante, che la rispettò e stimò per tutta la vita incoraggiandola nella sua attività di scrittrice, cosa questa assai rara ai tempi.

Il suo primo romanzo Mary Burton apparve nel 1848 e ne decretò subito il successo, attirando anche l’attenzione di Dickens e di Charlotte Brontë, con cui Elizabeth iniziò una affettuosa amicizia, culminata con la stesura di una bellissima biografia alla morte dell’amica.

Il successo e le discrete disponibilità economiche le permisero insieme al marito di mantenere contatti con le personalità culturali più in vista, dandole anche la possibilità di affrontare numerosi viaggi in Europa che allargarono ulteriormente i suoi orizzonti.

 

 

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"Il Piccolo" Giulia Basso recensisce "I sogni di Anna"

"I sogni di Anna" di Silvia Ricci Lempen edito da Vita Activa
si presenta oggi alla Libreria Minerva di Trieste
Cinque donne in lotta
per trovare la felicità
attraverso tempo e storia

 

La recensione Giulia Basso
È un romanzo fiume, che narra il destino di cinque donne seguendole in diversi momenti della loro vita da un luogo all'altro, da Roma a Glasgow, da Losanna al Marais Poitevin, a Ginevra, e in un arco temporale di un secolo. S'intitola "I sogni di Anna" e la sua autrice, Silvia Ricci Lempen, romana di nascita e losannese d'adozione, che si definisce "bilingue al punto da non sapere qual è la sua lingua madre", ha scelto di scriverlo in due versioni originali, una francese e una italiana, portate avanti in parallelo e in cui nessuna è traduzione dell'altra. Sono «due versioni diverse quanto necessario per corrispondere ai rispettivi universi linguistici e culturali», spiega l'autrice, che per questo peculiare progetto bilingue è stata premiata nel 2015 con una borsa letteraria di Pro Helvetia. La versione italiana, recentemente pubblicata da Vita Activa (pagg.368, euro 17) con illustrazioni di Daria Tommasi, sarà presentata oggi alle 18.30 alla Libreria Minerva. Dialogheranno con l'autrice Fulvio Senardi e Gabriella Musetti, con letture a cura di Luisa Cividin e Giuliana Pregellio."I sogni di Anna" non è un'opera di agile lettura. Non segue un ordine cronologico, tenta piuttosto di riprodurre il funzionamento della memoria nella vita reale, con balzi da un periodo all'altro. E anche il legame tra le cinque donne narrate, eroine forti ma ferite, è una trasmissione incerta, come la memoria. La struttura del romanzo s'ispira al film The Hours, di Stephen Daldry: questa storia dolente di tre donne, legate da una lettura comune, ha colpito fortemente l'autrice. "C'è stata un'epoca della mia vita in cui il dolore mi aveva ridotta a una bestiola con le ossa rotte", scrive nella postfazione del libro, annotando che per quanto le storie raccolte in "I sogni di Anna" siano inventate, in qualche modo le appartengono: "Sono come una diffrazione infinita di me stessa, fatte della stessa pasta di emozioni, anche se spostate, disgregate o rovesciate, come nei sogni". L'affresco sulla femminilità offerto dal libro, che racconta di donne di diversa età e nazionalità, parte da Federica, ventiquattrenne stanca di arrabattarsi nella capitale per poche centinaia di euro al mese che decide di partire per Glasgow per costruirsi una nuova vita. Federica scrive a Sabine, chiedendole se le capita ancora di pensare a Moritz, adultero infelice, una storia di più di vent'anni prima, quando Sabine, giovane teologa protestante, a Losanna voleva cambiare le parole dei canti di chiesa, per farla finita con quel Dio testardamente maschio. Sabine conduce a Gabrielle, la moglie del suo amante, che le racconta della sua adolescenza negli anni'60, in un angolo della provincia francese, e del suo amore per un'altra donna, Lucille, impensabile all'epoca. Gabrielle incontrerà Clara, con un'altra vicenda da raccontare, e Clara condurrà ad Anna e alla sua favolosa vita notturna, incredibilmente ricca di sogni. In questa staffetta al femminile le storie si dipanano in luoghi e periodi storici diversi: il libro, la cui scrittura è durata più di cinque anni, è frutto di meticolose ricerche per restituirli al meglio. Le protagoniste, quasi passandosi il testimone, ingaggiano una serrata lotta per la felicità, con una volontà ostinata di andare avanti, di progredire. C'è un'immagine che nel libro attraversa i secoli e l'inconscio, richiamando il meccanismo del film di Daldry: un dipinto di Aloïse Corbaz, visto da Sabine e Gabrielle al Musée de l'Art Brut di Losanna. Occhi turchesi a mandorla, capelli arancioni riccioluti e il petto pieno di pietre preziose, l'imperatrice bizantina ritratta da Aloïse simboleggia la libertà al di fuori delle norme, il mondo dell'immaginazione che si sostituisce e viene preferito al mondo reale. Come i sogni di Anna, che danno il titolo al romanzo. --

 

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Su "Ponterosso" Walter Chiereghin scrive di Donne incontrate nei romenzi

DONNE INCONTRATE NEI ROMANZI 

di Walter Chiereghin

Parliamo con Laura Ricci del suo più recente volume, che stavolta è un libro di saggistica, Sempre altrove fuggendo. Pro- tagoniste di frontiera in Claudio Magris, Orhan Pamuk, Melania G. Mazzucco, pubblicato poche settimane fa dalla casa editrice Vita Activa di Trieste, creata e ge- stita da sole donne. In esso l’autrice - che, non posso tacerlo, è per me anche una cara amica, nonché apprezzata collabora- trice del Ponte rosso - compie un’analisi concernente i personaggi femminili (lei le chiama “personagge”, ma su questo mi piacerebbe – ben sapendo che non mi ri- sulterà facile – sorvolare) nelle opere dei tre autori indicati nel sottotitolo: rispetti- vamente Non luogo a procedere, Il museo dell’Innocenza, La stranezza che ho nella testa, e Lei così amata...

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su IL Piccolo del 19.11- I "Tweet dell'anima" di Mermolja

poesia

I "Tweet dell'anima" di Mermolja
sono un canto sulla diversità
 
Sappiamo tutti cos'è un tweet, grazie ai social sappiamo che un tweet corrisponde a un breve messaggio digitale, contenuto in pochi caratteri ma in grado di essere riverberato da una homepage all'altra. Un tweet può contenere molte informazioni e hanno sempre a che fare con il presente, con ciò che si vive e con ciò che si pensa, in un tweet tutto è piuttosto immediato. Ma che cos'è allora un tweet dell'anima? Come le corrisponde? Ace Mermolja, poeta, scrittore e giornalista, intitola così la sua ultima raccolta in versi, "Tweet dell'anima", in versione bilingue (sloveno/italiano) grazie alla raffinata traduzione di Daria Betocchi. Il libro nasce dalla sinergia tra le case editrici Vita Activa ed Editoriale Stampa Triestina (pagg.144, euro 12) e sarà presentato domani, alla Libreria Minerva alle 18 da Daria Betocchi e Ivan Verc.Tweet significa anche cinguettii, ci troviamo quindi di fronte ad alcuni cinguettii poetici, ma non sarebbe esatto. O meglio lo è nel senso del canto, ma indubbiamente sono cinguetti che sconfinano al di là di un breve canto perché va detto che Ace Mermolja dà il meglio di sé quando il respiro si allunga. Come osserva Betocchi nell'introduzione, la poetica dell'autore ha a che fare sempre con un confine, un margine, un limite, lo stesso che ci restituisce una riflessione sull'altro, inteso come identità altra, ma anche e soprattutto su quella "diversità" che connota ognuno di noi, sulle diverse anime che ci abitano. A partire dalla stessa Trieste, divisa tra il pensarsi in un modo e rivelarsi tutt'altro. Trieste, ci dice il poeta, è una mescolanza di questo e di quello. Lo sa bene Mermolja che racconta «la presenza in uno spazio e tempo definiti - osserva Ivan Verc - dove essere sloveno, sloveno a Gorizia e Trieste e sloveno che vive il confine e nel mondo, significano in primo luogo non cedere all'indifferenza, nella consapevolezza che spazi e tempi possano essere confluenti, spesso confliggenti». I due poemi più lunghi ci restituiscono innanzitutto un'identità che equivale a una "mescolanza", ma quasi invischiata in una dimensione mitologica che impedisce ad ognuno di essere ciò che davvero è ("Patria"). La voce si fa più alta, più lirica e più originale tuttavia nel secondo testo, "Fumando una sigaretta con Ezra Pound", una sorta di manuale di estetica, tanto più paradossale perché il testo affronta proprio l'incapacità, nella parola poetica, di descrivere adeguatamente la realtà e le sue tragedie, un testo metaletterario dunque contro ogni tipo di consolazione estetica. Eppure è proprio in questo componimento dal timbro (anche) esistenziale, estetico, dalla precisa volontà di scarnificare la propria onesta o disonestà intellettuale, che la scrittura si fa impegnata, civile, varcando tutti quegli ossimori che ognuno, per inconsapevolezza o timore, tende a rimuovere.
M.B.T.